Lavoro dove la complessità è la condizione normale — contesti ad alta densità umana, potere che si esercita ogni giorno, conflitti che ritornano, decisioni che pesano. Il punto in cui le relazioni determinano i risultati.
Parto da dove si inceppa: i pattern che si ripetono, il linguaggio che genera distanza, le variabili relazionali che nessuno nomina. Quando diventano visibili, chi lavora nel sistema riesce a scegliere e sviluppa capacità proprie di movimento.
«Di lavoro mi faccio gli affari degli altri.» È una battuta che poi spiego, ma resta una delle descrizioni più oneste del mio lavoro: entro nei punti dove persone, relazioni, comunicazione e processi si annodano e producono decisioni, blocchi, accordi, conflitti, risultati.
Ho iniziato selezionando, organizzando, allenando e governando gruppi di lavoro a contatto col pubblico, prima di sapere come si chiamava quello che facevo. Per dieci anni ho girato i villaggi turistici del Mediterraneo, nell'Oceano Indiano, Kenya, nel Mar Rosso e ai Caraibi. Dai seicento ai milleduecento clienti per volta, sessanta persone di staff disposte a lavorare anche venti ore al giorno. Un'idea alle nove del mattino, in scena alle quattordici. Live tre o quattro volte al giorno, centoventi giorni di fila. Temporali, blackout, infarti: tutto mentre il programma continuava.
Fa storcere il naso a chi non lo sa leggere. Per me è stato il laboratorio più esigente che abbia mai trovato: qualche decina di migliaia di persone incontrate una a una, ascoltandole per cogliere cosa avrebbero apprezzato. In quegli anni ho imparato a vedere il clima, le soglie, le paure, le alleanze, i non detti, sentire sulla pelle il momento in cui un gruppo si apre o si chiude.
Nel 1998 a New York ho incontrato il coaching aziendale. Qualche anno dopo mi sono accorto che coaching, counseling, formazione e consulenza descrivevano solo parti del lavoro. Attorno ai quarant'anni, esperienze, studi e competenze hanno iniziato a convergere in qualcosa di riconoscibile: un sistema di lettura e intervento nei contesti complessi, soprattutto quando le decisioni pesano e le soluzioni tecniche hanno già mostrato il loro limite.
Da allora lavoro con imprenditori, famiglie d'impresa, gruppi manageriali, organizzazioni in transizione, eredi designati, soci, decisori isolati. Mi chiamano quando il problema dichiarato non spiega più gli effetti che produce. Quando le parole non corrispondono alle azioni. Quando le decisioni vengono prese ma perdono forza nel passaggio al gruppo. Quando tutti sembrano sapere cosa fare e il sistema continua a riprodurre lo stesso nodo.
Le etichette che mi sono dato dicono ciascuna qualcosa di vero: formatore, coach, counselor, consulente, supervisore strategico. Il fatto è che il lavoro vero comincia ben al di là di dove arrivano le etichette e i titoli.
La ricchezza professionale emerge da come persone, relazioni, comunicazione e processi si organizzano attorno a uno scopo. In quel punto si vede se un gruppo sta generando potenza, fiducia, decisioni e risultati oppure se sta consumando energia per difendere posizioni, ruoli, paure e immagini.
Io, Silvio Lenares, con la mia storia, con tutto quel che sono e quel poco che so, sono qui per questo.
Quarant'anni di lavoro dentro la complessità, nel punto in cui persone, relazioni, comunicazione e processi convergono. Una lente di osservazione e intervento per vedere come il sistema sta producendo i suoi risultati.
Continua...